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Dallo psicologo vanno i “matti”? No, vanno i sani.

Vorrei sfatare una falsa credenza molto diffusa legata alla figura dello psicologo o dello psicoterapeuta, come specialista cui si rivolgono “i matti” o “quelli senza speranza”.

Da psicoterapeuta mi capita molto frequentemente di incontrare persone che, nonostante la loro profonda sofferenza, trovano ancora difficile cercare un aiuto psicologico al loro malessere.

Sono persone che hanno trascinato le loro ferite per molto tempo e che, solo in ultima analisi, hanno pensato di rivolgersi ad uno psicologo; questo atto ha un prezzo molto alto perché mette in discussione tutti i loro preconcetti e le false idee sulla figura dello psicologo, visto come specialista che cura “i matti”.

“Non pensavo di essere così grave da aver bisogno dello psicologo!” oppure “Da lei vengono solo i matti…perciò ho sempre evitato questo tipo di cura!”.

Lo psicologo viene visto come una figura che “cura” l’anormalità, la malattia, la pazzia; in realtà la normalità non esiste, ovvero tutti hanno dei problemi o delle circostanze di vita che creano disagio o malessere interiore.

Fa parte dell’essere umano sbagliare, cambiare, provare, altrimenti saremmo delle macchine, dei robot programmati per fare tutto con perfetta precisione.

Recarsi dallo psicologo, inoltre, viene vissuto con più preoccupazione rispetto ad un qualsiasi altro medico, ad esempio il medico di base, perché permette di mostrare la propria sofferenza emotiva, che è più difficile da accettare rispetto al malessere fisico, in quanto il corpo è più controllabile.

Mostrare le proprie emozioni significa esporsi alla propria vulnerabilità, fragilità, debolezza, dipendenza dall’altro e non sempre si è pronti a riconoscerle dentro di sé, soprattutto quando il rischio è quello di sentirsi stupidi e ridicoli, o peggio oggetto di compassione.

Molto più facilmente la persona, prima di giungere dallo psicologo, è convinta di potercela fare da sola, perché è sempre stata abituata a cavarsela con le proprie forze; ad un certo punto, però, queste vengono meno, quindi al senso di fallimento personale si aggiunge una stanchezza insopportabile che porta alla volontà di farsi sorreggere e aiutare da qualcuno.

Ho pensato di riuscire a farcela da sola…perché ho sempre contato solo sulle mie forze…ma ora proprio mi sono stancata!

Spesso si cerca conforto in familiari ed amici, nella speranza che questi possano, in qualche modo, alleggerire il peso dell’esistenza, ma il più delle volte i conflitti si celano in casa e la persona si rende sempre più conto che ha bisogno di appoggiarsi a qualcuno di esterno e neutrale alla propria vita.

Mi sono rifugiata nella mia famiglia…ma poi mi sono resa conto che i loro consigli non erano imparziali e invece di aiutarmi mi ostacolavano nella soluzione!

Sicuramente a volte ci si può aiutare da soli o basta il conforto di un familiare, ma non sempre è utile: rivolgersi ad una figura esperta che legga i problemi oggettivamente e dall’esterno può aiutare meglio la persona a rendersi conto dei propri limiti, come essere davanti ad uno specchio che mette in luce le proprie zone d’ombra.

Andare dallo psicologo o dallo psicoterapeuta non significa essere “matti”, anzi è un atto compiuto da persone sane e che si amano profondamente; vuol dire riconoscere di avere un problema e avere il coraggio di farsi aiutare a cambiare aspetti della propria persona che vanno compresi meglio, approfonditi, ridimensionati, aiutatati a crescere.

Questo atto non è da tutti; è per chi mette al centro della vita il proprio benessere, per chi ha bisogno di pensarsi in modo nuovo, di accettare i propri limiti e rivalutarli.

Lo psicologo è per i più sani e coraggiosi.

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