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Quando il lutto diventa “patologico”?

Quando si parla di lutto patologico? In che modo una persona può avere difficoltà nell’affrontare una perdita?

Il lutto di una persona cara non è sempre facile da affrontare ed accettare dentro di sé, a volte si tende a inibire o cristallizzare il sentimento di perdita; in questo caso si parla di lutto patologico o “complicato”, ovvero quando i sentimenti associati al lutto non vengono adeguatamente elaborati ed impediscono di vivere la normalità quotidiana.

Perdere una persona cara non è mai semplice; superare un lutto vuol dire rinunciare a qualcuno che è stato importante nella propria vita e accettare che d’ora in poi non ci sarà più, che dobbiamo fare a meno della sua presenza e delle gioie che ci regalava, e quindi continuare da soli.

La persona può provare un sentimento di tristezza, nostalgia per il defunto e sofferenza al pensiero di non poterlo rivedere più, disperazione e sconcerto per la scomparsa, rabbia e disperazione, sensazione che la propria vita non abbia più senso, vuoto emotivo e sensazione di irrealtà, disturbi somatici, reazioni ostili, difficoltà a fidarsi degli altri, desiderio di morte per raggiungere il defunto e difficoltà a portare avanti la propria vita.

Non ce la faccio più!

Non ce la farò mai a superare questo dolore!

Il lutto patologico si differenzia da quello normale poiché i vissuti di tristezza, senso di colpa, rabbia e ricorrenti pensieri negativi persistono per 12 mesi a seguito della scomparsa della persona con cui, molto spesso, si aveva un rapporto stretto.

Tipi di lutto patologico

Ogni persona ha un modo soggettivo di affrontare la perdita affettiva, spesso negandola o allontanandola da sé:

  • Lutto Anticipato: la persona si prepara anticipatamente ad una perdita non ancora avvenuta, soffrendo prima per un dolore cui pensa andrà incontro, quasi a volersi tutelare rispetto al futuro tragico. Ne è un esempio quando la persona si prepara al divorzio o a una malattia terminale, in cui i sentimenti sono molto più instabili e ambivalenti, proprio perché la persona è ancora presente; si vuole stare accanto alla persona, ma anche distanti per ciò che accadrà.
  • Lutto ritardato: avviene quando la persona non può permettersi di soffrire al momento del lutto, perché il dolore è emotivamente intollerabile e interferirebbe con altre situazioni pesanti da reggere o impegni, così a distanza di tempo, anche di anni, la sofferenza riemerge in tutta la sua portata, se non con un peso maggiore.
  • Lutto evitato: la persona nega l’accaduto come se non fosse successo nulla, distraendosi rispetto all’argomento o non parlandone affatto, oppure ha un atteggiamento rancoroso o rabbioso. I sentimenti vengono completamente bloccati, congelati e riemergono sotto forma di ansia, irritabilità o disturbi fisici, proprio perché è troppo doloroso ricordarli e la persona tende a voler rimuovere e colpevolizzare chi non c’è più.
  • Lutto cronico: la persona, anche a distanza di anni, non riesce a parlare del caro defunto se non con estrema tristezza, disperazione e profondo senso di vuoto come se il tempo si fosse fermato e fosse passato poco dall’accaduto.
  • Lutto inibito: è caratterizzato da una scarsa attenzione e cura per la propria salute, ad es. assumendo alcool e tabacco, facendo uso di droghe e stupefacenti, alimentandosi in modo scorretto e carente, come modalità per eliminare sentimenti sgraditi, senza accorgersi, invece, di peggiorare la situazione.

Conseguenze

Nei casi più complessi la perdita di una persona cara può portare a sviluppare un disturbo depressivo, con prevalenza di tristezza, disperazione, paura, senso di colpa. La persona è portata a pensare di non aver fatto abbastanza nel periodo precedente alla morte del caro ed è pervasa da un forte senso di colpa di cui non riesce a liberarsi.

È possibile anche che la persona possa sviluppare un disturbo post-traumatico da stress, ovvero manifestando pensieri e ricordi intrusivi del caro morto, insonnia, iper-attivazione fisica, smarrimento, angoscia o dissociazione.

Fattori di rischio

  • Storia di vita: in genere persone che hanno subito già una perdita nella loro vita passata, come quella di un genitore, specie se in età precoce, o hanno sofferto di episodi depressivi, sono maggiormente esposte al lutto patologico, cioè faticano ad elaborare vissuti negativi che sensibilizzano nuovamente alla solitudine e al rischio di abbandono.
  • Personalità: persone più fragili e vulnerabili, in genere, posso fare più fatica ad elaborare una perdita, poiché non hanno sviluppato strategie di adattamento per far fronte ai problemi della vita quotidiana e non riescono a gestire la portata delle proprie emozioni. Inoltre persone che sviluppano rapporti di dipendenza o simbiotici possono trovare più difficile elaborare le dinamiche di separazione rispetto al caro defunto e sentirsi vuote e smarrite.
  • Circostanze della morte: la persona che ha assistito ad una morte violenta o improvvisa, come un suicidio, un omicidio, un incidente stradale o l’insorgere di una malattia fatale, può fare più fatica a realizzare dentro di sé l’accaduto, darsi una spiegazione e accettare l’imprevedibilità della vita, proprio perché non ci si sentiva pronti alla fine.
  • Condizioni di vita: la morte può essere più difficile da accettare soprattutto per chi non sente di avere una rete di supporto in grado di condividere il dolore provato, quindi ci si può sentire soli a supportare il peso del dolore e incompresi dagli altri. Inoltre la persona può sentirsi ancora più abbandonata nel momento in cui sta affrontando altre vicissitudini di vita che appesantiscono la perdita, come cause giudiziarie in corso o problemi economici che ostacolano la serenità interiore.

Cosa può fare la psicoterapia?

La psicoterapia può aiutare la persona a ricostruire l’accaduto e tessere una nuova struttura di significato che possa portare, man mano col tempo, a fare in modo che riprenda potere su se stessa e si sperimenti come attiva rispetto agli eventi tragici e non in balia del destino crudele.

Permette, inoltre, di fare in modo che la persona accetti dentro di sé la perdita e non la sperimenti più come una catastrofe insanabile, ma come un evento normale di vita che può accadere, che non è così distruttivo e nocivo.

Permette di liberare le emozioni negative e spesso ambivalenti per il defunto e per l’accaduto e di comprendere gli eventuali legami di dipendenza alla base del rapporto con il caro scomparso, facendo in modo che la persona ritrovi la serenità e ripristini la propria vitalità e scopi di vita.

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