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Le conseguenze della depressione

La depressione può portare al suicidio?

Le statistiche suggeriscono che 2/3 delle persone che soffrono di depressione hanno idee di suicidio.

L’ideazione suicidaria si sviluppa lentamente: nelle fasi iniziali del disturbo il depresso ritiene che la vita sia un peso e che non valga la pena viverla; in un secondo momento inizia a desiderare di addormentarsi e non svegliarsi più, di morire accidentalmente o di rimanere ucciso in un incidente stradale o domestico.

Spesso, in casi più gravi, la persona può pianificare lucidamente come morire, arrivando persino a mettere in atto il proprio programma di morte. La convinzione che non esista possibilità di trovare aiuto e la perdita di speranza portano il depresso a concepire il suicidio come unica soluzione per lenire la propria sofferenza o come giusta espiazione delle proprie colpe.

In alcuni casi può essere messo in atto il cosiddetto suicidio allargato, ovvero prima di togliersi la vita, uccide le persone più care, in genere i figli o coniuge , al fine di preservarli dalle sofferenze della vita.

In Italia sono circa 4.000 le persone che ogni anno si tolgono la vita e molte di più sono quelle che tentano il suicidio senza riuscirci.

L’idea suicidaria nasce dal ritenere i problemi che si stanno vivendo come perenni e senza via d’uscita, piuttosto che temporanei accadimenti. Pensieri di morte o di suicidio sono un sintomo grave di depressione, non è solo un segnale di avvertimento che la persona sta pensando al suicidio: è un grido di aiuto.

I segnali di pericolo di suicidio sono:

  1. Pensare di uccidere o danneggiare sé stessi;
  2. Forti sentimenti di disperazione o sentirsi intrappolati in un tunnel senza via d’uscita;
  3. Una preoccupazione inusuale per la morte;
  4. Agire senza ritegno, come avere un desiderio di morte;
  5. Dire cose tipo “tutti starebbero meglio senza di me” oppure “voglio morire”;
  6. Il passaggio repentino dall’ essere estremamente depresso ad agire in modo calmo e felice.

Il pensiero di “farla finita” per una donna sola o un uomo che ha perso il lavoro è un’idea conseguente al senso di profonda inutilità e svuotamento che vive una persona depressa.

Se la vita non ha più senso, che motivo c’è per continuare a vivere; a quel punto meglio morire!

Sono parole ricorrenti che spesso vengono in mente del tutto lucidamente a chi un senso non lo ha più, chi non trova oramai nessun motivo per continuare a vivere.

Oggigiorno i dati sono sconvolgenti, soprattutto per quanto riguarda i giovani: le statistiche dimostrano che avviene un suicidio ogni dieci minuti e che più della metà dei suicidi nel mondo siano compiuti da giovani e adolescenti fra i 10 e i 25 anni, tuttavia sono frequenti anche fra la popolazione adulta.

Come vive il senso di vuoto la persona depressa?

La radice del “male di vivere” è il profondo vuoto esistenziale che si cela negli occhi spenti di chi, apatico e indifferente nei confronti della propria esistenza, trova come unica soluzione l’abbandono alla morte.

Alla base della depressione vi è il vuoto dell’anima, un vissuto pesante da sopportare, che spesso abbraccia la via della morte, perché ormai si è morti dentro e nulla potrà salvare da questo baratro.

All’improvviso non si ha più la spinta per andare avanti, come un vegetale appassito al sole che non ha più acqua per vivere e alcuna fonte da cui nutrirsi.

Ogni risorsa è del tutto svanita, spenta.

Quando non si è più in grado di dare un senso alla vita, ci si sente di non appartenere a niente e si prova un naturale senso di fallimento.

A quel punto si cerca di colmare il vuoto con dipendenze affettive o da sostanze o, ancora, tramite la ricerca smisurata e squilibrata di fonti esterne di piacere:

  1. il cibo;
  2. le droghe e il gioco;
  3. il sesso o con falsi amori e dipendenze emotive;
  4. internet:
  5. la televisione, il gossip, i programmi “di massa” come i Real TV.

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