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Fibromialgia: cos’è davvero e come stare meglio

La fibromialgia è una patologia piuttosto diffusa, anche se ancora poco conosciuta e diagnosticata, che tende a colpire soprattutto le donne.

È una sindrome cronica, che si presenta come un forte e diffuso dolore muscolo-scheletrico; causa un aumento di tensione muscolare, manifestandosi con caratteristici “tender points”, cioè punti doloranti alla pressione (base del collo, parte alta o bassa della schiena, interno coscia, braccia, dita della mano).

La persona lamenta stanchezza, affaticabilità, spossatezza, mal di testa, disturbi del sonno, difficoltà gastro-intestinali, ipersensibilità agli stimoli dolorosi, rigidità muscolare, tachicardia, acufeni, difficoltà di memoria, sintomi ansiosi o depressivi.

Può essere confusa con l’artrite reumatoide, ma si distingue per non avere un’infiammazione interna o danni alle articolazioni.

È una sindrome somatica funzionale, cioè che coinvolge i sistemi endocrino, nervoso e immunitario, e che modifica la percezione del dolore abbassando la sua soglia percettiva; ogni minimo dolore viene avvertito molto più intensamente.

Chi ne soffre, infatti, diventa ipersensibile agli stimoli esterni, come ad esempio all’intensità della luce solare, al volume della musica, al profumo di un fiore, o al tepore di una tazza di thè.

Cause e fattori psicologici

La sindrome fibromialgica è legata a fattori genetici, ambientali e psicologici.

In persone predisposte geneticamente allo sviluppo della patologia, eventi fortemente stressanti o dolorosi possono andare ad influenzare decisamente il corso della vita, manifestando una forte risposta del corpo alle minacce esterne.

Il dolore assume un’importanza centrale nella vita della persona, fino a diventarne la malattia stessa: interferisce con le relazioni interpersonali, il contesto lavorativo, e la percezione di sé come persona autonoma.

Chi soffre di fibromialgia, il più delle volte, ha vissuto un forte evento traumatico pregresso; questo può essere così difficile da esprimere, che viene manifestato solo tramite il corpo.

Abusi fisici o psicologici, esperienze di violenza, trascuratezza, lutto, separazioni, divorzi, accompagnano la vita di persone che, spesso, si sono trovate a subire, nel tempo e passivamente, circostanze indesiderate, sofferte, mal digerite.

Ecco che il dolore corporeo non è altro che un dolore dell’anima, che la persona fa fatica ad esprimere, ad accettare dentro di sé e che viene segnalato sulla pelle. Il forte stress emotivo compare sotto forma di fatica, dolore, rassegnazione: esso indica, ora, che è arrivato il momento per prendersi cura di sé.

Quali sono i sentimenti sperimentati?

I sentimenti più comuni sperimentati sono la rabbia, la tristezza, la vergogna e il senso di impotenza.

Spesso la persona sofferente può sentirsi impotente perché ignara di cosa abbia realmente e depressa, nell’incapacità di comunicare il proprio dolore, per il timore di non essere creduta, apparendo lamentosa o ipocondriaca.

“Perché doveva capitare proprio a me?” oppure “Cosa ho fatto per meritarmi questo?” sono solo alcune domande che conducono la persona ad isolarsi e a chiudersi nel più totale buio dell’anima, quello della solitudine.

La psicoterapia può aiutare?

È bene, prima di tutto, recarsi da un reumatologo che possa accertare, con un’apposita analisi dei “tender points”, che l’effettivo dolore sia imputabile ad una fibromialgia. Successivamente, congiuntamente ad una cura reumatologica, è bene iniziare un percorso di psicoterapia, per lavorare sui fattori stressogeni di base alla patologia.

Sarà importante lavorare sulle emozioni, imparando a gestire i momenti d’ansia o depressivi, rendendosi più forti rispetto alle situazioni di vita quotidiana che, spesso, possono appesantire e schiacciare, fino a sprofondare nel dolore. La terapia, allora, potrà dare un supporto emotivo che manca alla persona per riuscire a sopportare “il dolore della vita”.

Una sana psicoterapia può aiutare la persona a riprendere in mano la propria vita, le ridà potere partendo dalla percezione di sé come essere “in grado di”, promuovendo l’assertività e la stima di sé. Aiuta ad integrarsi nel tessuto sociale e a trovare soluzioni adeguate alla risoluzione di problemi. Permette di ri-percorrere le proprie ferite, senza sentirsi ostacolati nel presente.

L’eccessiva sensibilità non dev’essere un ostacolo, ma una risorsa aggiunta per farsi spazio nel mondo.

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