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I comportamenti di tipo ossessivo non si manifestano solo nel “Disturbo ossessivo-compulsivo” (caratterizzato da pensieri, immagini o impulsi sgradevoli ricorrenti che impongono alla persona di attuare azioni ripetitive per tranquillizzarsi), ma in tutte le persone, in molti casi ansiose, che hanno eccessivo controllo degli eventi esterni, che vivono secondo ordine, inflessibilità e perfezionismo in vari ambiti della vita.

Queste persone conducono una vita seguendo schemi prestabiliti e routine sempre uguali, amano fare le cose in un modo specifico, secondo regole, programmi e progetti ripetitivi, prudenti, nonostante il mondo attorno cambi e possa ridefinire i piani secondo imprevisti e problemi nuovi.

Il controllo

Vi è un’incapacità a tollerare l’incertezza che scombina i rigidi piani prefissati e porta a provare disagio, anche molto marcato, in quanto tutto ciò che non è sotto controllo, poiché non si conosce ed è nuovo, spaventa, paralizza, porta al dubbio su come poterlo affrontare praticamente ed emotivamente dentro di sé.

Trovarsi, ad esempio, sotto un acquazzone, non avendo considerato il maltempo, e non avere l’ombrello diventa fonte di rabbia e senso di colpa che la persona può trascinarsi per l’intera giornata, o ancora l’appuntamento annullato all’ultimo momento di un amico può portare a lamentarsi su come questo amico trascuri il rapporto, non reputandolo abbastanza importante dal poter essere fra le sue priorità.

Spesso questa estrema rigidità mentale porta alla compromissione dell’ambito lavorativo, relazionale e personale, causando malessere nel momento in cui non si riesce ad adattarsi alla mutevolezza del mondo esterno con gli altri e a lavoro.

La persona ossessiva coglie costantemente l’errore proprio e degli altri, preoccupandosi per i dettagli e appesantendo il lavoro dei colleghi, lavorando con eccessiva dedizione e giudicando ciò che viene fatto bene e ciò che è sbagliato di se stesso e degli altri. Vuole che tutto sia fatto in un determinato modo e questo, spesso, porta a non collaborare con gli altri e quindi ad isolarsi, preferendo fare tutto da solo.

La persona ossessiva tende a concentrarsi molto sul lavoro, spesso escludendo dalla propria vita svago e hobby, ritenuti meno importanti perché attività meno impegnative e quindi più superficiali: non ci si può permettere il divertimento, perché questo può distrarre dal proprio dovere, che è prioritario su tutto. Hobby e passioni, quindi, vengono relegate in piccoli spazi di vita, e alla lunga, eliminate completamente.

Questa eccessiva inflessibilità, alla lunga, può portare ad allontanarsi dagli amici e a vivere in solitudine.

Senso di colpa e iper-responsabilità

La persona ossessiva si sente in colpa e responsabile quando non riesce a prevedere o prevenire il danno di cui si ritiene responsabile.

Avrei dovuto essere lì con lui; avrei dovuto capire che avrebbe avuto bisogno del mio aiuto: ora non starebbe così male. Mi sento sento in colpa perché non ho fatto abbastanza il mio dovere!

Ogni problema o imprevisto relativo agli altri o agli eventi diventa momento per giudicarsi negativamente, sentendosi mancante di non aver fatto abbastanza o di non aver previsto cosa sarebbe potuto accadere.

L’angoscia è generata dal sentire di non aver adempiuto al proprio dovere morale di essere responsabile per tutto e tutti; ci si sente superficiali, disattenti, non abbastanza dediti, per aver omesso aspetti importanti da tenere in considerazione.

La persona ossessiva si aspetta di essere sempre prudente nella vita, ricercando costante conferma a conseguenze o effetti negativi, sfavorevoli, che rinforzano il suo bisogno di controllo su tutto.

Potrei non superare l’esame, anche se molto semplice; meglio non farsi troppe speranze e pensare che andrà male!

La persona ossessiva crede di avere un potere cruciale nel causare o prevenire esiti negativi molto importanti dal punto di vista personale; non mette mai in conto che, molto spesso, gli eventi sono legati ad altri fattori come il caso, la fortuna, i comportamenti degli altri, e non esclusivamente alla propria persona.

La percezione del pericolo è interpretata interamente in funzione delle proprie azioni; sole queste possono determinare successi e insuccessi. Le scelte appaiono influenzate da quanto la persona si ritiene nel torto o nella ragione, colpevole o vittima di ingiustizia; a dettare legge è il codice morale interno, l’unico vero spietato giudice.

Lo sbaglio è sentito come catastrofico e inaccettabile; conferma l’idea di non essere stati abbastanza responsabili e quindi si è colpevoli delle proprie disattenzioni e superficialità.

Come può aiutare la psicoterapia?

La psicoterapia aiuta la persona ossessiva ad accettare di non essere onnipotente, ovvero che non tutto dipende dalle sue azioni, ma molto spesso gli eventi sono affidati al caso e ai comportamenti degli altri, per cui controllare tutto non serve; è solo un modo per evitare il senso di colpa per non aver fatto abbastanza.

La propria capacità di azione non è assoluta ed esclusiva. Viene, quindi, ridimensionato il forte senso di colpa e di responsabilità che la persona si porta dietro e viene ricercata la causa: può originare, spesso, da condizionamenti familiari risalenti al periodo infantile e va compreso, eventualmente, il modo in cui rimuovere o attenuare queste regole con cui si è convissuto per molto tempo.

Bisogna che la persona abbandoni l’immagine di sé come disprezzabile e indegna, ogni qualvolta si permette di sbagliare o si lascia andare alle leggerezze della vita, come il divertimento o il relax fine a se stesso. Può succedere di sbagliare, ma questo non ci rende dei peccatori!

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