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L’Ansia Generalizzata: l’inquietudine di tutto

L’ansia è una normale risposta umana a potenziali pericoli o cambiamenti; se moderata e contestualizzata è funzionale a prepararci ad una possibile minaccia esterna e adattarci ad essa senza scombussolarci totalmente, perché “già me l’aspettavo!”.

Spesso, però, può capitare di sentirsi in ansia in modo esagerato e senza un reale motivo; in questo caso l’ansia è patologica e appesantisce la persona inutilmente, costringendola a temere più del dovuto una situazione che, in realtà, non è poi così pericolosa.

L’ansia generalizzata è una forma molto frequente d’ansia che colpisce soprattutto le donne tra i 20 e i 40 anni, in particolare chi si trova in un momento della vita fatto di cambiamenti e scelte; è caratterizzata da uno stato di preoccupazione costante e sproporzionato generale, ovvero su vari ambiti della vita quotidiana, come lavoro, famiglia, denaro, salute personale, per un periodo di almeno 6 mesi, sperimentato quasi ogni giorno.

Il semplice commento di un collega sul futuro finanziario dell’azienda si trasforma nell’angoscia del poter essere licenziati o la semplice notizia di un incidente in città diventa allarmismo rispetto a qualche familiare che ne potrebbe essere la vittima, o, ancora, un valore sopra la norma di un referto medico fa preoccupare rispetto al fatto di poter avere qualche malattia.

Spesso la persona con ansia generalizzata fa fatica ad affrontare la giornata, poiché ogni evento o notizia viene interpretato come una catastrofe imminente e la cui soluzione non esiste. Le preoccupazioni si concentrano su cose che difficilmente avverranno e che fanno sprofondare la persona nell’inquietudine più nera, si è in apprensione rispetto al presente e al futuro; sono pensieri invasivi, non realistici e si sovrappongono tra di loro, ovvero dopo una preoccupazione ne segue sempre un’altra.

La caratteristica principale è il rimuginio; un continuo preoccuparsi in modo inconcludente focalizzandosi su dettagli e particolari, un pensiero catastrofico che anticipa pessimisticamente gli eventi, per preparasi al peggio ed è utilizzato come un modo per controllare tutto ciò che di distruttivo può colpirci.

È come se dovesse succedermi qualcosa da un momento all’altro…

Sono continuamente preoccupata… anche se non è successo nulla!

Alla tv hanno parlato di incidente… ho paura che a mio marito sia successo qualcosa…

Sintomi

I sintomi possono essere fluttuanti, ovvero peggiorano o migliorano nell’arco dello stesso giorno o fra un giorno e l’altro, in base soprattutto allo stress sperimentato. Devono esservi almeno 3 sintomi fra i seguenti:

  • irritabilità e sensazione di avere “i nervi a fior di pelle”
  • mancanza di concentrazione e vuoti di memoria
  • sentirsi stanchi facilmente e sensazione costante di svuotamento
  • rigidità e tensione muscolare
  • sonno agitato o difficoltà ad addormentarsi
  • rimuginio costante ed eccessivo

Possono, inoltre, accompagnarsi sintomi fisici quali:

  • nausea e dissenteria
  • tremori
  • sudorazione eccessiva
  • tachicardia
  • tensione muscolare

Cause

Esistono, come per altri tipi di disturbi, una complessità di fattori predisponenti che interagiscono fra loro:

Personalità: persone introverse, che hanno una forte emotività negativa sono più predisposte a sviluppare il disturbo, essendo abituate ad aspettarsi il peggio e ad evitare il pericolo temendo di affrontarlo

Genetica: persone che hanno nel loro nucleo familiare genitori o parenti ansiosi godono di maggiore suscettibilità

Esperienze di vita: chi ha affrontato esperienze traumatiche o negative, durante l’infanzia o in tempi più recenti, ha maggiore rischio di sviluppare il disturbo, aspettandosi sempre che i problemi possano riaccadere.

Evoluzione del disturbo

Il Disturbo generalizzato d’ansia ha un’evoluzione cronica; lo stato eccessivo di preoccupazione e allarme può causare un senso di angoscia e precarietà invalidante rispetto all’ambito lavorativo, sociale e familiare, andando a “distruggere” ogni aspetto della vita che la persona ha man mano costruito sino ad allora. Toglie tempo ed energie ed arresta ogni frangente dalla quotidianità, allontana dagli affetti.

Il disturbo può complicarsi andando ad associarsi a stati depressivi o a uso di sostanze stupefacenti o abuso di alcool, che finiscono per diventare un problema nel problema e rendere la prognosi infausta.

Psicoterapia

La psicoterapia, in genere, cerca di lavorare sulle angosce sottese alle preoccupazioni, che, il più delle volte, sono legate al controllo rispetto alle proprie emozioni negative; la persona, infatti, cerca di allontanare da sé i vissuti di perdita, di morte, di angoscia che, spesso, ha già affrontato in passato e che ora non può più permettersi di provare, poiché potrebbero arrecare molto dolore e sofferenza.

L’obiettivo è quello di fare in modo che la persona riviva dentro di sé queste sgradevoli emozioni e capisca che sono innocue e non vanno tenute a bada, ma lasciate libere di esprimersi. Entrare in contatto con i propri vissuti è il primo passo per comprenderli e dargli un nome.

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