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Ansia da prestazione: cos’è e come superarla

In genere quando si parla di ansia da prestazione si pensa subito alla sfera sessuale, in realtà, invece, l’ansia da prestazione è un tipico stato ansioso legato ad ogni performance in cui si teme di fallire non raggiungendo il proprio obiettivo.

Può presentarsi in diverse circostanze:

  • relazioni
  • sessualità
  • lavorative
  • scolastiche
  • sportive

In tutte queste situazioni la persona si sente bloccata dalla paura di sbagliare e da pensieri orientati all’insuccesso. È la fuga interiore da un possibile sbaglio, che la persona vive come un profondo fallimento e che non può permettersi di provare. Più la persona è inibita nei confronti della situazione temuta e cerca di evitarla, più risulta grave il tipo di ansia.

Sintomi dell’ansia da prestazione

La persona con ansia da prestazione manifesta stress, nervosismo, irritabilità e insonnia all’avvicinarsi dell’esame da sostenere; spesso può sviluppare attacchi d’ansia o di panico come fuga estrema dalla situazione evitata, andandosi a ripercuotere sul normale funzionamento della vita quotidiana.

La persona ha paura del proprio effettivo o presunto livello di preparazione, di non avere le risorse sufficienti per superare la prova o che le esperienze di insuccesso del passato possano ripresentarsi.

Sono frequenti i casi in cui la persona, crogiolandosi nelle sue false convinzioni di non farcela, si auto-sabota secondo la cosiddetta “profezia che si auto-adempie”, ovvero si comporta in modo tale da produrre esattamente ciò che temeva si avverasse, iniziando a collezionare una serie di sconfitte.

A questo punto potrà dire:

Ecco…me l’aspettavo!…sapevo che non ce l’avrei fatta anche stavolta!

Caratteristiche della persona ansiosa

Le persone che soffrono di ansia da prestazione hanno, generalmente, una bassa autostima e un’idea di perfezionismo molto accentuata, oltre ad essere estremamente sensibili rispetto all’ambiente circostante, con difficoltà a rilassarsi e godersi i momenti presenti.

Fanno fatica ad accettarsi per come sono, ma si reputano di valore solo in base a cosa fanno, o meglio, quali obiettivi raggiungono; questo, il più delle volte, serve a coprire una considerazione bassa di sé:

Se supero questo esame allora valgo!

Se non riesco a svolgere questa mansione lavorativa, allora forse ho sbagliato tutto nella mia vita…forse non sono bravo come pensavo!

L’ideale di perfezione dev’essere mantenuto sempre e a qualunque costo; un minimo discostamento da questa convinzione irrazionale manda in confusione la persona a tal punto da farla dubitare delle sue possibilità: un minimo errore rischia di far precipitare l’autostima e arrecare un profondo malessere interiore.

La persona vive, così, secondo schemi mentali rigidi e dominanti che danno importanza alla prestazione e al giudizio degli altri:

Se riesco nella prova, gli altri mi stimeranno e io mi sentirò a posto con me stesso!

Il contesto ambientale, così, diventa il fulcro di tutto, nel momento in cui gli altri diventano lo sguardo con cui misurare la propria importanza e validità; frequentemente si mettono in atto comportamenti di confronto e competizione con gli altri per affermare la propria identità:

Se gli altri riescono, devo riuscirci anch’io!

Confrontarsi con gli altri permette di sconfiggere la propria inadeguatezza e senso di fallimento, sentendosi sempre all’altezza di ciò che si fa.

I contesti dell’ansia da prestazione

Relazioni

La persona ansiosa va alla costante ricerca di stima e considerazione da parte degli altri, per coprire la paura di non essere all’altezza di un compito. Solo attraverso l’accettazione sociale l’autostima viene accresciuta.

se sono accettato vuol dire che valgo!

Ogni giudizio negativo o critica viene vissuta con potenziale distruttivo e rimette in moto il meccanismo del “Non sono abbastanza”.

Il rischio è di evitare ogni contatto con le persone e rinchiudersi nel proprio mondo fatto di false convinzioni.

Sessualità

La persona ansiosa vive il timore di non essere all’altezza delle aspettative dell’altro nella sfera sessuale; può esserci calo del desiderio sessuale o difficoltà ad ottenere o mantenere l’erezione per gli uomini o, ancora, nel raggiungere l’orgasmo per la donna.

Le false convinzioni auto-sabotanti del non farcela anticipano un fallimento certo nelle prestazioni sessuali, caratterizzando l’esperienza come negativa, accompagnata da emozioni e sensazioni spiacevoli.

Frequentemente la persona vive nella paura di poter deludere il partner e si monitora costantemente nel rapporto sessuale, quasi a voler riesaminare ogni volta i suoi possibili errori; questo crea un clima di coppia caratterizzato da sfiducia e rassegnazione che, spesso, può portare a litigi e incomprensioni proprio perché non ci si sente capiti.

Lavorativo, scolastico o sportivo

La persona ansiosa vive con angoscia eccessiva e perenne preoccupazione di non essere all’altezza dei compiti assegnati, come esami, prove o mansioni.

Si vive nella paura di poter deludere il proprio datore di lavoro, il professore o l’allenatore, a seconda del contesto. Ogni critica viene vissuta con estrema insoddisfazione e messa in discussione del proprio ruolo, inoltre è frequente avere ansia rispetto a ciò che deve ancora accadere o in cui c’è il rischio di poter essere criticati o derisi dagli altri.

Generalmente la persona si “porta” il lavoro a casa, per paura che possa sfuggire qualcosa e per perfezionare la sua performance; in questo modo, però, tralascia l’ambito familiare e personale, togliendo spazio e tempo alle persone care.

La causa dell’ansia da prestazione

In genere la causa è da ricercarsi nello stile educativo genitoriale; figure genitoriali estremamente critiche, apprensive, denigratorie, svalutanti possono alimentare l’insicurezza e l’autostima della persona, che sente di non essere mai all’altezza di ciò che fa.

La persona cresce così, in età adulta, ipersensibile alle critiche, estremamente insicura, con sentimenti di inadeguatezza e vergogna nel timore di non soddisfare le aspettative altrui. I genitori appaiono molto pretenziosi e perfezionisti nei confronti del figlio, premiandolo o punendolo in base all’esito della prestazione.

In questi termini il bambino finisce per considerare importante cosa ottiene, rispetto a come lo ottiene, andando in ansia ogniqualvolta non raggiunge ciò che i suoi genitori si aspettavano che facesse. Lo sbaglio non è tollerato, ma è sinonimo di inefficienza.

Diventa così inibito, preoccupato, allarmato, nell’idea che solo se raggiunge degli obiettivi è degno o meritevole di amore.

Come si cura l’ansia da prestazione

L’ansia da prestazione si cura, generalmente, attraverso una opportuna psicoterapia, che ristabilisca nel tempo, in modo sano, le convinzioni di perfezionismo e inadeguatezza centrali in questo disturbo.

Il percorso guida la persona a ri-considerare la propria validità e meritevolezza personale, al di là dello sguardo altrui; vivere, quindi, per ciò che si è e non rispetto a ciò che si fa per gli altri.

La psicoterapia permetterà di prendere consapevolezza che gli errori fanno parte della vita, sono umani e non è detto che gli sbagli passati debbano ripetersi anche nel futuro; cercare, quindi, di smontare la propria rigidità e prendersi meno sul serio, in una parola amarsi per quello che si è.

La perfezione non esiste; bisogna accettarsi nei propri limiti e difetti per cercare di essere sufficientemente capaci e buoni con se stessi.

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